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Alla ricerca delle radici
Alle porte delle suggestive e prestigiose colline dei Barolo, si
consolida e si espande Grinzane Cavour, così compenetrato con esse da
far parte geograficamente, pur nella sua autonomia amministrativa, di
entrambi i territori. Il panorama che da qui si gode è uno scenario
incantevole, che fece scrivere su "Le Monde" a Michel Decaudin,
capitato al castello nel 1984 per il premio Grinzane Cavour, "...
En pien air, sous les murs du chateau de Grinzane Cavour, situé au
coeur du vignoble piemontais... " e detto da un francese pensiamo
proprio che possa essere considerato un complimento...
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Il nucleo più antico del comune è senz'altro quello più ricco di
storia ed è arroccato intorno al castello che fu prima di Pietrino
Belli e Camillo Benso conte di Cavour, per citare i due personaggi più
illustri che vi soggiornarono.
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Una giocosa filastrocca di Michele Gallo composta nel 1900 sui popolari
soprannomi di città e paesi dei Piemonte recita: "A Grinssane a j'è
i ravè", con l'evidente allusione alle preponderanti attività
orticole nella piana che avevano nella coltivazione della barbabietola,
introdotta da Cavour, una non indifferente fonte di sussistenza.
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Ai 1800 abitanti di oggi il soprannome va sicuramente stretto, anzi dice
assolutamente nulla; dovendo
sceglierne un altro sarebbe sicuramente più appropriato... "turunè",
avendo il torrone dei Gallo ormai invaso il mondo delle fiere
e delle sagre. Grinzane Cavour è oggi soprattutto industrie, aziende
vitivinicole di qualità, commercio e turismo, una comunità aggregata
che ha saputo mantenere i valori dell'antica civiltà contadina come lo
stare insieme con gioia, non rifiutando mai
il nuovo, anche se frenetico e incalzante, ma senza farsi mai travolgere.
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