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Castello di Grinzane > Cavour > la bella salinera

La bella Salinera  


(Tratto da Diario del Conte di Cavour a cura di Luigi Salvatorelli, Rizzoli 1941; alla data 27 ottobre 1833.)


« Il mondo è veramente buffo: nei paesi più piccoli si ritrovano le stesse passioni e gli stessi intrighi delle città più grandi. A Grinzane sono riassunte tutte le gelosie, le trivialità, gli odi e le falsità che si penserebbe di trovare solo nel gran mondo. Lo prova la storia della Salinera (Salinera è una rivenditrice di sali e tabacchi ).

Il signor Davico, ufficiale compromesso nei moti del ventuno, ora in congedo a metà stipendio, ottenne lo scorso anno lo spaccio di sali e tabacchi di Grinzane che era stato tenuto fino a quel momento da un abitante del paese, chiamato Bonino.

Il signor Davico affidò lo spaccio alla moglie di un operaio di Rhode di cui era l'amante da molti anni. La donna prese in affitto una casetta e avviò il negozio. Ma Bonino, spinto da desideri carnali, o per vendicarsi della perdita dello spaccio, tentò di sedurla offrendole denaro e protezione. Ma la donna lo respinse coprendolo di ingiurie.

Da quel giorno Bonino giurò di vendicarsi. Qualche tempo dopo anche un altro abitante del paese, un certo G. Scavino, vecchio e con i capelli grigi, proprietario della casa abitata dalla donna, tentò di sedurla. Ma lei, nuova Susanna, respinse l'assalto con l'indignazione propria della virtù.

Scavino indispettito, si rifiutò di darle in affitto la casa oltre il termine fissato. Il termine stava per scadere e la povera donna si mise in giro per cercare un altro alloggio. Aveva quasi trovato, quando dovette sostenere un terzo assalto da parte del mio domestico Giovanni, uomo molto influente in paese. Resistette coraggiosamente come agli altri due. Ma Giovanni, a quanto sembra, non è abituato a fallire nelle sue imprese, e incollerito si unì agli altri due amanti respinti; formò con essi una lega potente e per mezzo di sue creature prese in affitto gli alloggi disponibili nel villaggio.

Così la povera donna, vittima della sua virtù inespugnabile, fu sul punto di restare senza tetto.

Il galante Davico quando seppe i dispiaceri causati alla sua bella da tanta virtù, perse il lume degli occhi e volle fare sentire a quella banda di mascalzoni quanto potesse la sua ira e la sua influenza. Valendosi della antica amicizia che lo legava all'Intendente di Alba, ottenne una lettera comminatoria con cui si ordinava alla Amministrazione Comunale di procurare un alloggio alla sua amante, venditrice di sali e di tabacchi.

A questo punto arrivai lo; il paese si trovava in grande agitazione. 1 seduttori, membri del Consiglio Comunale, e capi di una numerosa clientela, protestavano che le loro intenzioni erano pure e accumulavano ogni sorta di accuse sulla Salinera.

Dal canto loro, Davico ed i suoi amici protestavano che la povera donna era innocente. Infine, dopo molte inchieste, ho fatto venire da me la salinera ordinandole minacciosamente di dire la verità. La poveretta è rimasta molto turbata. Poi mi ha confessato di conoscere il signor Davico da otto anni e di non potergli rifiutare niente.

Per accontentare tutti nel modo migliore (rispettare la passione di Davico, non esasperare la rabbia del triumvlrato indispettito, lasciare intatta la dignità dell'amministrazione municipale), ho dovuto darmi di attorno con molte fatiche.

Infine, dopo mille cure, mille perorazioni patetiche ed eloquenti allocuzioni, sono riuscito a rendere malcontenta la salinera sistemandola dove non voleva, ad esasperare contro di me tutti quelli che volevano falla espellere da Grinzane; in una parola, a dispiacere a tutti e due i partiti del paese che ora mi accusavano, ciascuno per parte sua, di debolezza, di condiscendenza e di volere accontentare tutti ».



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